Il grido della preghiera

Il grido è un segno della preghiera. Lo stesso Gesù, quando insegna a pregare, dice di farlo come un amico fastidioso che, a mezzanotte, va a chiedere un pezzo di pane per gli ospiti. Oppure di farlo come la vedova col giudice corrotto. In sostanza, di farlo dando fastidio. Non so, forse questo suona male, ma pregare è un po’ dare fastidio a Dio perché ci ascolti. Pregare è attirare gli occhi, attirare il cuore di Dio verso di noi. 

Noi abitualmente presentiamo al Signore la nostra richiesta una, due o tre volte, ma non con tanta forza: e poi mi stanco o mi dimentico di chiederlo… Gesù ci dice: chiedete! Ma anche ci dice: bussate alla porta! E chi bussa alla porta fa rumore, disturba, dà fastidio.

Queste sono le parole che Gesù usa per dirci come noi dobbiamo pregare. Ma questo è anche il modo, che noi vediamo nel Vangelo, della preghiera dei bisognosi. Così i ciechi del vangelo si sentono sicuri di chiedere al Signore la salute, tanto che il Signore domanda: «Credete che io possa fare questo?». E loro rispondono: «Sì, o Signore! Crediamo! Siamo sicuri!».

Ecco i due atteggiamenti della preghiera: è bisognosa ed è sicura. La preghiera, quando noi chiediamo qualcosa, è sempre bisognosa: “Ho questo bisogno, ascoltami Signore!”. Inoltre quando è vera, è sicura: “Ascoltami, io credo che tu puoi farlo, perché tu lo hai promesso!”.

Il profeta Isaia dice: «Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno». Questo passo è una promessa di salvezza: “Io sarò con te, io ti darò la salvezza!”. Ed è con questa sicurezza» che noi diciamo al Signore i nostri bisogni, ma sicuri che lui può farlo.

Del resto, quando preghiamo, è il Signore stesso a domandarci: «Tu credi che io possa fare questo?». Un interrogativo da cui scaturisce la domanda che ciascuno deve porre a se stesso: “Sono sicuro che lui può farlo? O prego un po’ ma non so se lui può farlo?”. La risposta è che lui può farlo, anche se quando lo farà e come lo farà non lo sappiamo. Proprio questa è la sicurezza della preghiera.

Per quanto riguarda poi il bisogno specifico che motiva la nostra preghiera, occorre presentarlo con verità: “Signore, ho questo bisogno, questa malattia, ho questo peccato, questo dolore”. Così lui sente il bisogno, ma sente anche che noi chiediamo il suo intervento con sicurezza.

(papa Francesco)

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