L’esperienza con sorella malattia

Negli otto anni trascorsi dalla diagnosi di tumore al pancreas ci sono state tre parole che mi hanno sostenuto e dato luce: le condivido col desiderio che possano essere d’aiuto a chi si trova a vivere un’esperienza simile.

La prima parola è speranza. Il poeta Charles Peguy dice che «la speranza è una bambina che vede quel che non è ancora e che sarà… Sulla strada in salita la piccola speranza avanza». Di salite in questo tempo ne ho affrontate più di una, ma la speranza mi ha aiutato a vedere al di là del momento difficile, dandomi la forza e la pace di proseguire, sostenuta anche dal dono della fede, che è la sorella maggiore della speranza, come dice Peguy.

La seconda parola è fiducia. Il percorso di cura è soggetto a tante variabili, perché la medicina non è una scienza esatta: ne ho sempre avuto la consapevolezza, come pure del fatto che i medici sono uomini che possono sbagliare. Non ho mai avuto la pretesa di trovare medici infallibili, quanto piuttosto persone che ispirano fiducia, non solo e non tanto per la loro bravura, ma anche per il tratto umano, perché il malato non è la sua malattia, ma molto di più. I medici che ho incontrato all’ospedale di Rimini sono stati splendidi professionalmente e umanamente, e ciò ha permesso di riconoscere in tempi brevi una malattia subdola come questa, nonostante che l’esordio sia stato del tutto imprevedibile e asintomatico. Il percorso, che ha richiesto un intervento molto impegnativo e alcuni cicli di chemioterapia, non è stato rose e fiori, però mi ha aiutato il fatto di non aver camminato da sola, ma con la vicinanza e il supporto della mia comunità, della mia famiglia e degli amici. E questo è un supporto preziosissimo alla speranza e alla fiducia.

La terza parola è impegno. Sono da sempre una sportiva e mi piace pensare alla vita come un cammino, per il quale è imprescindibile l’impegno, tanto più quando si affrontano tratti in salita. Sottolineo due impegni in particolare.

Il primo è quello della prevenzione, che richiede l’attenzione di leggere i segni che il corpo ci dà e sottoporsi ai controlli necessari: il che non implica vivere con il sospetto, ma con una giusta premura sì, anche per quanto riguarda l’aspetto dell’alimentazione.

L’altro impegno riguarda l’equilibrio fisico, psicologico e spirituale, che, quando si passa attraverso interventi e cure impegnativi, va reintegrato e custodito, attraverso un continuo “allenamento”. Mi ha aiutato darmi degli obiettivi sotto tutti i punti di vista, come per esempio quello di tornare a correre e, pian piano, ci sono riuscita. Un grande supporto che ho avuto nel ricupero è stato quello della preghiera. Può sembrare una considerazione da suora, ma non lo è: anche un premio Nobel per la medicina, Alexis Carrel, nei primi del ‘900 ha parlato dell’importanza della preghiera nella cura, asserendo che: «L’influenza della preghiera sullo spirito e sul corpo è dimostrabile quanto la secrezione ghiandolare. Come medico ho visto uomini uscire dalla malattia e dalla depressione attraverso lo sforzo sereno della preghiera quando ogni medicina aveva fallito… La preghiera è un atto di maturità indispensabile per il completo sviluppo della personalità, l’ultima integrazione delle facoltà più intime dell’uomo. È solo pregando che noi raggiungiamo l’unità completa e armoniosa del corpo, dell’intelligenza e dell’anima, che conferisce alla struttura dell’uomo la forza». Lo tocco con mano ogni giorno, e posso dire che la preghiera e l’attività fisica quotidiana costituiscono, insieme agli enzimi pancreatici, le mie sole “terapie”.

Il mio percorso di cure è terminato con la guarigione, e di questo ringrazio il Signore e quanti in vario modo mi sono stati vicini e mi hanno aiutato. Ora ancor di più sento l’impegno di supportare con la preghiera, insieme alle sorelle, quanti sono malati, perché in loro non si spengano mai la speranza, la fiducia e l’impegno.

Orari Messa e Adorazione

La Celebrazione Eucaristica domenicale è alle ore 18,30. Nei giorni feriali è alle ore 18, tutti i giorni tranne il sabato, in cui è alle ore 7,30.

Il Santissimo è esposto dal lunedì al venerdì (escluso il giovedì) dalle ore 15,15 alle ore 18; il sabato e la domenica dalle ore 15,30 alle ore 18,30.

Ospitalità
Disponiamo di una piccola foresteria, in cui accogliamo chi desidera vivere un tempo di raccoglimento per l'approfondimento spirituale o per il discernimento vocazionale, condividendo le nostre celebrazioni. Offriamo la possibilità del dialogo con una sorella. L'ospitalità offerta è in autogestione e occorre portarsi lenzuola e asciugamani. Non si dà accoglienza per soggiorni di carattere turistico, di lavoro. di studio, o di altro tipo.
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Sorelle Clarisse
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