Contemplativo nell’azione

Alberto fu un contemplativo nel senso che tutta la sua vita era incentrata su Dio; Dio era l’aspirazione profonda del suo cuore, era l’oggetto della sua ricerca. La preghiera, sorretta da una fede intessuta di silenzio, di attenzione, di costante vigilanza, implica il coinvolgimento radicale di tutta la sua esistenza nel rapporto personale e irripetibile con Dio creatore e redentore. E’ la inabitazione trinitaria di cui parla la teologia: il Padre, il Figlio, lo Spirito prendono dimora in noi così che la nostra vita è la loro vita. Non siamo più noi che viviamo, ma è Dio stesso che vive in noi: “siamo vissuti” da Lui. Dio è più intimo dell’intimo di noi stessi; è la profondità ultima del nostro essere e del nostro esistere. Ma, prima che con le parole, Alberto pregava con la vita, poiché non ci può essere preghiera contemplativa se non come espressione di carità. I suoi colloqui con Dio sono sempre “incarnati” nella vita: in lui azione e contemplazione sono le due facce di una medesima esperienza.

Certo, Alberto non è un poeta, quello che gli interessa non è la bella forma… Tuttavia la “fiamma che lo brucia e lo consuma”, il dono di sé a Dio e ai fratelli, l’abbandono alla volontà del Padre, la passione per il Regno e insieme la gioia, l’umiltà, il bisogno di misericordia, al di la della quotidianità delle parole con cui sono espressi, riescono a suscitare forte emozione in chi si avvicini al Diario col desiderio di capire la forza di questa singolare interiorità: “Nel Diario non è difficile riscontrare vere esperienze mistiche, che fanno ricordare certi sfoghi mistici di S. Gemma Galgani, da lui amata tanto da conservarne un’immagine nel portafogli”.

Alberto, l’uomo d’azione, dinamico, attivo, sportivo, allegro, cordiale, dai mille impegni sociali e caritativi era un contemplativo non come i monaci nelle celle dei loro monasteri, ma per le strade del mondo, nella pienezza del suo essere laico, fra la gente, fra i poveri, nello studio, nel lavoro, nell’impegno sociale e politico.

“Madre mia, fiducia mia”. E’ l’invocazione alla Madonna che Alberto recitava più e più volte, facendo scorrere fra le dita la corona del rosario. Il suo amore a Maria è un tratto caratteristico della sua vita spirituale e della sua preghiera. Da quel lontano giorno, 8 dicembre 1934, quando, a soli seidici anni, scrive nel Diario: “Questa mattina ho consacrato il mio cuore alla Madonna Immacolata”, il suo cammino spirituale è posto sotto la protezione della Vergine Maria. Recitava ogni giorno il rosario con particolare devozione; lo recitava nella sua famiglia o in famiglie di amici, o in bicicletta, quando era solo.

“Ma soprattutto un cuore puro gusta le gioie dell’anima, dell’unione intima e continua di Dio, della contemplazione delle sue sembianze sotto forma del S. Sacramento: che mondo nuovo, formato di impressioni infinite per dolcezza e potenza, ma al medesimo tempo così certe della loro origine, mi si è aperto contemplando Gesù sacramentato. Io lo guardo e Gesù mi parla.” “Ogni qualvolta mi accosto alla S. Comunione, ogni qualvolta Gesù nelle sua Divinità ed Umanità entra in me, a contatto con la mia anima, è un accendersi di santi propositi, è come un fuoco che arde, il quale entri nel mio cuore, una fiamma che brucia e che consuma, ma che mi rende così felice. Allora mi abbandono tutto ad un colloquio intimo con Gesù; la mia umanità scompare, potrei dire, lì vicino a lui”. “Tutto il mio essere è pervaso dall’amore di Dio, in quanto Egli viene in me col suo corpo e sua anima e divinizza tutto il mio corpo, i miei pensieri, le mie azioni, le mie parole. Ebbene, sia sempre memore di questa presenza del Cristo in me, mai venga meno il mio proposito d’amore”.