La guerra

Il 1939 è l’anno tremendo in cui cala sul mondo la scure della seconda guerra mondiale. Vani gli appelli alla pace di Pio XII. Il 1° settembre alle ore 4,45, 56 divisioni germaniche, di cui nove corazzate, invadono la Polonia, dai Carpazi al Baltico e iniziano la loro manovra a tenaglia su Varsavia. Più di mille aerei germanici distruggono quasi tutta l’aviazione polacca con fulminei attacchi agli aeroporti e compiono selvaggi bombardamenti sulle città. Il 3 settembre, Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra alla Germania.

L’Italia, benché impreparata ad affrontare il conflitto, entra in guerra un anno dopo, il 10 giugno 1940, forte dei travolgenti successi tedeschi contro Francia e Inghilterra.

Alberto condanna apertamente questa guerra, definendola “un momento catastrofico della vita sociale”; “non sembrava necessaria; si poteva e si doveva evitare”. Il 31 gennaio 1941 scrive: “Siamo in guerra da otto mesi. Tutti gli uomini parlano di pace, desiderano la pace, ma pochi sono quelli che, come il Papa, lavorano per essa, per mantenerla , per farla ritornare. Quante vite che si sacrificano, quante giovinezze versano il loro sangue, quanti dolori che si rinnovano !”. Con una intuizione di sapore profetico, date le strutture internazionali del tempo, Alberto è convinto che la guerra si potrà evitare in futuro solo se ci saranno organismi al di sopra delle nazioni che facciano rispettare il diritto e la giustizia: “Bisogna fondare il diritto nazionale ed internazionale su basi cristiane. Il Vangelo e le Encicliche pontificie devono essere la norma di vita non solo dei singoli, ma dei popoli, delle nazioni, dei governi, del mondo”. La causa profonda della guerra “è il nostro poco amore per Dio e per gli uomini. Manca lo spirito di carità nel mondo e perciò ci odiamo come nemici invece di amarci come fratelli, tutti redenti dal Cristo”.

Alberto è addolorato soprattutto perché la guerra si combatte fra nazioni, che hanno profonde radici cristiane: e appare come un tradimento della fede e della cultura cristiana.

“Bisogna ritornare a Dio, al Vangelo e ascoltare la voce del Papa”. La condanna della guerra, la lucida conoscenza delle cause, il dolore per le vite che si sacrificano, la speranza che esistono strade percorribili per il ritorno alla pace, aprono il cuore di Alberto ad una semplice e accorata preghiera: “Gesù, proteggi l’Italia, preservala da una rovina totale, e concedi che scenda presto la pace con giustizia per tutti i popoli, che la guerra sparisca per sempre dal mondo”. Queste parole sono segno di grande saggezza cristiana e di coraggiosa indipendenza di giudizio, indipendenza anche da quella parte di gerarchia, che in questi mesi appare soprattutto preoccupata di non compromettere gli equilibri col regime fascista.

LETTERA al fratello Lello, combattente sul fronte russo.
Carissimo Lello, il Signore va servito in ogni momento ed in ogni luogo con dedizione completa alla sua volontà, e con animo pronto a tutte le prove che ci manda: nell’umiltà, nella carità, nell’amore fraterno e nella preghiera cerca di superare gli inevitabili ostacoli che incontri in ogni momento della vita e gli inevitabili momenti di scoraggiamento. Il Signore è con te anche laggiù, anzi ti è particolarmente vicino e non ti abbandonerà. Nella preghiera quotidiana supero di un balzo i 4000 chilometri che ci separano e vengo da te, nella tua capanna, in ginocchio sulla terra russa, a dire insieme al Signore: Signore Iddio e Padre nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà, sia santificato il tuo nome, e se è nei tuoi disegni che io soffra accogli queste sofferenze e queste rinunce per la santificazione mia e dei miei compagni per il ritorno della pace nel mondo intero.