Marilena era la primogenita dei nove figli dei signori Angelo e Delfina Aldé di Lecco. Alberto l’aveva conosciuta durante una vacanza al mare. Lei aveva quindici anni, lui era alle prese con l’esame di maturità. Tra i due era subito nata una forte simpatia, che Alberto aveva tardato a manifestare per la sua naturale riservatezza e perché desiderava chiarire prima a se stesso la sua vocazione. Un incontro col suo padre spirituale, don Antonio Bartoli, nell’agosto del ‘39, lo aiuta a fare chiarezza: “Si, alcuni pensieri mi attraversano la mente, pensieri di orientamento della mia vita di domani, orientamento che mi sembra deciso, ma che, a volte, mi lascia incerto. Anche in questo, Signore, illuminami. Voglio farmi santo, però; per questo sono pronto a rinunciare a qualsiasi sogno od affetto terreno, per essere tutto di Dio” (24 agosto 1939).
Con lo sguardo rivolto verso questa meta, sente che Marilena può diventare la sua compagna di vita: “Se Marilena dovrà essere la mia compagna di vita, prego il Signore che sia come la mamma o come la signora Delfina, con spose simili si può intraprendere sicuri il viaggio della vita, certi di arrivare al termine più buoni, più edificati, più perfetti, più santi” (12 settembre 1939). Di lei riempie le sue preghiere, a lei corre il suo pensiero quando nel ‘40, solo a Milano, sente la nostalgia della casa e degli amici. Le lettere che le scrive sono piene di premura e tenerezza: “Prega Marilena anche per me, sii unita al Signore: la fede sincera, unita alla purezza, danno uno splendore speciale al tuo sguardo, ed emanano un profumo inconfondibile”. “Come stai ? Desidero per te ogni bene e tante grazie da Dio per la tua vita presente e futura. Ogni mattina lo chiedo al Signore. Quasi ogni mattina posso fare la S. Comunione, ed anche stamani ho ricevuto il Signore. L’ho pregato umilmente per te, affinché ti protegga e ti conceda una vita serena e per quanto è possibile felice”.
Marilena però non risponde alle sue lettere con la stessa regolarità. Alberto se ne dispiace e intuisce che il suo sentimento non è ricambiato con uguale intensità. Tra i due, però, continua la fraterna amicizia di sempre: “Col passare degli anni – confessa Marilena – mi accorsi che l’amicizia si stava trasformando in affetto nei miei riguardi da parte sua, ma io, pur conservando e stimando l’amicizia, non ho corrisposto al suo affetto. Ammiravo la sua virtù, la sua pratica religiosa eccezionale, diversa dagli altri, ma non mi sono sentita di corrispondere alle sue attenzioni al mio riguardo”.
Prima del settembre 1942 la determinazione di Alberto per il matrimonio era certa e Marilena la sposa designata, purché consentisse. Seguì però un periodo di incertezza.
Evidentemente lunghe riflessioni, preghiere ed autorevoli consigli orientarono Alberto verso un altro genere di vita. Confidò solo alla mamma e alla signora Delfina, madre di Marilena, la sua nuova decisione, e che credeva “di essere chiamato dal Signore per un’altra strada”, certamente il sacerdozio, se non la vita religiosa. Il Vescovo mons. Santa, dopo una conferenza di Alberto ai giovani, alludendo alla vocazione sacerdotale, gli disse “ingegnere è ancora in tempo!”. Egli rispose con un sorriso, che alcuni interpretarono in senso affermativo. Un giorno il Vescovo lo incontrò per via, con la bicicletta carica di pacchi e, riferendosi alla precedente domanda, gli chiese: “Ebbene, ingegnere ?”. “Ora lavoro un po’ per la ricostruzione” rispose. Il Vescovo lo amava e lo stimava grandemente: vedeva in lui tutte le doti di un ottimo sacerdote.
Tornò al primo progetto nell’estate del 1946, a due mesi dalla morte, forse per consiglio di padre Riccardo Lombardi, col quale ebbe un colloquio nel maggio dello stesso anno. Fu un colloquio importante per il suo orientamento vocazionale; ce lo conferma lo stesso padre Lombardi.
Così decise di parlarne a Marilena e poi di scriverle una lunga lettera, in data 27 luglio 1946, spedita per espresso, scritta alle 3,30 del mattino, dopo una lunga estenuante giornata di lavoro e di impegni. Nonostante il tono contenuto, vi si avverte potente la forza di un sentimento che aveva messo radici profonde.
LETTERA DI ALBERTO A MARILENA
“Cara Marilena, ho riflettuto alla mia dichiarazione dell’altra sera e desidero confermarti ancora, di rispondermi in perfetta libertà, senza tener conto delle situazioni contingenti, ma solo del tuo sentimento e della possibilità quindi da parte tua di amarmi, così come sono, con i miei difetti e le mie miserie. Non pensare agli anni di attesa, perché invero è da lunedì che ho sentito di nuovo battere il mio cuore per te, dopo che ti ho rivista sempre bella e con gli occhi un po’ mesti, ma tanto buoni. Quando nel settembre del 1942 dicevo alla tua mamma di non pensare più a te, credevo che il Signore mi chiamasse per un’altra strada, ed ho atteso la chiamata pensando a te come a una sorella. Potrebbe essere questa la chiamata che sta risvegliando l’amore ? Non pensare neppure a quello che può dire mia madre, perché anche a lei dissi, nel settembre del 1942, la mia decisione, ed ora non ho detto nulla, in attesa di informarla quando ci fosse qualche certezza. Nessun altro poi sa qualcosa, eccetto la signora Delfina che peraltro non può obbligarti, e non vuole, ad un passo contrario al tuo sentimento ed alla tua inclinazione. Ascoltane i consigli dettati dalla sua sapienza e dal suo affetto, ma interroga il tuo cuore. Più volte io stesso, quando mi confidava le sue preoccupazioni per te, ebbi a dirle che al cuore non si comanda, e che le vie degli uomini sono tracciate in cielo, ma esigono la nostra volontà per attuarle. Infine non ti faccio fretta per la risposta: col passare degli anni ho imparato ad attendere le tue lettere anche per molti mesi. Scrivimi pure quando credi, quello che senti, con tutta sincerità e lealtà; sono forte abbastanza per non scoraggiarmi, ho pazienza sufficiente in caso per attendere ancora ! Amo troppo il Signore per ribellarmi o piangere su quella che evidentemente sarebbe la sua volontà, ed infine amo te tanto, che desidero solo la tua felicità, a costo anche di miei sacrifici e rinunce. Tuo Alberto”.
La lettera non è solo una dichiarazione di amore, ma vi si legge il rispetto per Marilena di decidere in piena libertà, e un atto di amore alla volontà di Dio, che saprà accettare qualunque sia la risposta.
La lettera non ebbe risposta.







