
Per essere aiutato nel suo cammino verso Dio, Alberto cerca modelli e testimoni di vita cristiana; desidera conoscere l’esperienza ed il cammino di uomini e donne, che hanno fatto delle loro vita dono a Dio e ai fratelli. Desidera confrontare la sua vita con la loro, per ricevere sempre nuovi stimoli alla santità. Ha certamente letto la vita di S. Domenico Savio, di don Bosco, di S. Gemma Galgani, di S. Francesco, di S. Benedetto, di S. Caterina da Siena, di S. Paolo, le Confessioni di S. Agostino. Inoltre ha letto vite di giovani esemplari, di cui era ricca la biblioteca della Federazione di Azione Cattolica: Guido Aquadro, il Capitano Negri, Franco Castellani, Giosuè Borsi.
Della vita di ogni santo Alberto sapeva cogliere lo spirito, che poi cercava di tradurre nella propria vita: “Imitare Gesù e i santi, ricopiare la loro vita santa”. Una particolare sintonia Alberto sente con Pier Giorgio Frassati, di cui legge più volte la biografia, scritta dal salesiano don Antonio Cojazzi, che così sintetizza il segreto della santità: ”In sintesi ecco il suo segreto: con fermo proposito di vivere sempre in grazia di Dio, conservava la volontà vigilante e tesa per opporsi ad ogni invito al male e per cooperare ad ogni invito al bene”
Nel marzo 1936 annota nel suo Diario. ”Domani compio 18 anni e propongo in tutto di essere più buono. Mi sforzerò di imitare Pier Giorgio Frassati”. E ancora, nel luglio 1938, “Sto rileggendo la vita di Pier Giorgio Frassati, che già mi fece tanto bene. Oh, se potessi imitarlo nella sua purezza, bontà, carità, pietà. E’ ben vero quello che dissero: la terra non era degna di lui. Ha bene imitato e seguito Cristo”.
Alberto sceglie come modello Frassati, se lo impone con tutta la forza della sua energica volontà. Intende imitarlo nella carità e nella fede, come pure nell’amore ai poveri e nell’impegno politico. Chi gli vive accanto non può fare a meno di avvertire questa tensione spirituale.
Daniele Arru, che ha fatto un breve studio compartivo fra i due santi, si chiede: ”Fu dunque frassatiano Marvelli ? Ed in quale misura ? Egli lo fu e lo fu perché fortemente volle esserlo, come desumiamo dal suo Diario. Quanto poi ai risultati, egli riuscì ad esserlo in modo così puntuale che sarei quasi tentato di dire che, per certi versi, riuscì perfino a superare – nel senso di sviluppare – il suo maestro”.
In realtà non si può parlare di superamento, perché non ha senso istituire paragoni in tale materia: ogni santo fa un’esperienza di Dio che si caratterizza in un certo modo, originale, irripetibile, pur nell’unico alveo della santità cristiana. Possiamo trovare tante note comuni, tante consonanze, ma diversi sono i tempi e le modalità.
Alberto visse in un momento storico straordinario: la disfatta bellica italiana, il ritorno alla democrazia, la guerra civile, il passaggio del fronte, l’immediato dopo guerra, la ricostruzione richiesero a lui uno speciale impegno nella storia, la necessità di misurarsi con una quotidianità a volte grigia, a volte turbolenta, sempre difficile. Ebbe modo di esprimere in maniera molto forte e ben visibile tutto il suo ardore di santità.
UNA PREGHIERA DI ALBERTO
Voglio riuscire, voglio tentare la via dei santi, Gesù, dammi Tu la volontà necessaria. Fammi la grazia di poter vivere una vita interiore più raccolta sconfiggendo tutte le tentazioni del mondo. Gesù, confido in Te, nella Tua infinita misericordia.







