
Alberto aveva un fisico forte, robusto, sano. Perciò esprimeva nelle attività sportive tutta la sua naturale esuberanza. Amava tutte le discipline: il tennis, la pallavolo, l’atletica, il ciclismo, il calcio, il nuoto, la vela, praticata “con un vecchio moscone arrangiato in famiglia”.
Spesso nel periodo estivo, tornando a casa dalla scuola o dal lavoro, pregava la mamma di posticipare il pranzo per potersi recare a spiaggia e fare una nuotata o una remata col moscone. “Le eccezionali qualità psicofisiche potevano farlo emergere in qualsiasi disciplina agonistica, ma lo sport per lui era solo un mezzo per affinare certe qualità del carattere, per scuotere la pigrizia, per fortificare la personalità”. Perciò univa all’amore per lo sport una grande austerità: fumava raramente, moderato al massimo nei cibi e nelle bevande: non beveva né vino, né liquori. In quaresima usava scarsamente del cibo per osservare la legge del digiuno. Viveva lo sport non fine a se stesso, ma come “mezzo di ascesa a Dio”, come “igiene del corpo e dell’anima”.
Per questo – come ricorda Bruno Maggiori – visitando la sede dei giovani di Azione Cattolica della parrocchia del Duomo, si mostrò compiaciuto nel vedere che su una parete campeggiava il motto Mens sana in corpore sano. Elogiò i giovani che l’avevano scritto e li esortò a vivere secondo l’antica massima: curando lo spirito senza trascurare la salute fisica.
Lo sport di gran lunga più praticato era il ciclismo, e non solo per passione.
Se un pittore dovesse fare un ritratto di Alberto, dovrebbe dipingerlo in bicicletta. Per sport, per necessità, per apostolato si affidava sempre alle due ruote. In bicicletta andava fino a Bologna, Arezzo, Firenze, nel Bergamasco. Percorreva chilometri e chilometri, spinto dall’amicizia, dall’apostolato, dalla passione per il ciclismo. Era capace di percorrere più di cento chilometri in un solo giorno: ce ne fa fede la sua agenda, dove nota minuziosamente i suoi viaggi. Durante l’estate organizzava gite in bicicletta con gli amici dell’oratorio salesiano: cercava di sottrarli all’ozio della vita di spiaggia.
Nell’agosto del 1935 Alberto passa un mese in montagna, ad Ortisei, in Val Gardena. E’ la prima volta che prende contatto con la bellezza dei monti dolomitici e ne rimane entusiasta. Di fronte alla bellezza delle montagne, alla maestà delle vette, alle cascate che sgorgano dalla roccia, ai fiori che colorano i prati Alberto rivela una straordinaria sensibilità. Sa vibrare di intensa commozione di fronte a tutto ciò che è bello e che gli ispira sentimenti di lode e di santità. Il suo occhio puro ammira le opere di Dio e, al di là del visibile, contempIa la presenza amorosa e creatrice di Dio. Guarda la roccia viva che pare muoversi davanti ai suoi occhi; ascolta nel silenzio il linguaggio degli uccelli, dei boschi, dei fiori.”
Dalla contemplazione della montagna sale alla meditazione dell’Assoluto; l’amore del suo cuore tocca le sublimi altezze del desiderio di Dio e del Paradiso.
“La montagna: se io non amassi Dio, credo che arriverei ad amarLo stando in montagna. Che pace, che serenità, che bellezza: tutto ci parla di Dio, dalle maestose vette, dai prati verdi, dall’umile fiorellino celeste, dal cielo tempestato di stelle alla cascatella che esce gorgogliante dalla roccia. E’ impossibile non riconoscere l’opera del Creatore. Solo un Dio infinitamente grande e misericordioso poteva creare cose tanto belle. L’anima è rapita in contemplazione, dimentica di essere in terra, pregusta il paradiso. L’anima si abitua a stare più vicina a Dio e non vorrebbe più staccarsene. Ritornando al piano si lascia qualcosa lassù e si soffre quasi, si sente il desiderio di salire ancora, così come è fortissima l’aspirazione a salire al cielo, in paradiso. Che gioia in quel giorno! la bramo e l’affretto, benché per la mia miseria e malvagità non ne sia degno”.
“Partimmo in bicicletta alle tre del mattino dalla chiesa dei Salesiani con gli zaini pieni di panini sulle spalle. Arrivati a La Verna, stanchi morti, alle quattro e mezzo del pomeriggio i ciclisti vengono accolti dai frati con una minestra calda e un po’ di affettato. L’indomani di buon’ora la comitiva parte per l’Eremo di Camaldoli, dove Don Gorgoglione celebra la Messa. Al termine un po’ di conversazione, poi il gruppo riprende la strada di casa per essere a Rimini a sera inoltrata”.








