Se il primo impatto formativo, fuori della famiglia, fu con l’oratorio salesiano, è nell’Azione Cattolica, quale la pensò e la volle Pio XI negli anni del suo pontificato, che Alberto realizza la maturazione del suo cammino spirituale. Definendola come “la partecipazione dei laici cattolici all’apostolato gerarchico, per la difesa dei principi religiosi e morali, per lo sviluppo di una benefica e sana azione sociale, sotto la guida della gerarchia ecclesiastica, al di fuori e al di sopra dei partiti politici, nell’intento di restaurare la vita cattolica nella famiglia e nella società”, il Papa non si limita a seguire da vicino lo sviluppo organizzativo dell’Azione Cattolica e a difenderla con tutte le forze contro gli attacchi del fascismo, ma si adopera ad aprire la associazione alla dimensione del soprannaturale e a indicare ai dirigenti e ai soci una linea di condotta, una sorta di via dell’Azione Cattolica alla santità.
Alberto amò intensamente il papa Pio XI, che aveva così fortemente affermato e difeso l’Azione Cattolica nella sua impostazione formativa: fu il Papa della sua giovinezza, fu la guida della sua vita; ai suoi insegnamenti sempre si attenne con atteggiamento filiale e devoto.
Alberto Marvelli aveva aderito all’Azione Cattolica entrando a far parte del gruppo fanciulli cattolici, quando aveva appena 12 anni, nel 1930, vi rimase fino alla morte, nel 1946.
Una lunga militanza, entusiasta, attiva, responsabile. A 15 anni il parroco gli affidò l’incarico di delegato aspiranti. Negli anni 1934-36 frequentò il gruppo studentesco cittadino, “P. G. Frassati” presso la parrocchia dei Servi, che svolgeva attività culturali, caritative, ricreative.
Fu chiamato poi nella “Federazione” di Azione Cattolica, cioè nel Consiglio diocesano, guidato allora dall’assistente don Giuseppe Garavelli e dal dinamico e battagliero presidente Luigi Zangheri, che gli affidò la Segreteria diocesana; nel 1935 fu delegato diocesano studenti e vice presidente diocesano. Il parroco di Maria Ausiliatrice, intanto, lo aveva chiamato a reggere la presidenza del Circolo di Azione Cattolica. Al momento della morte era anche presidente dei Laureati cattolici. Il presidente nazionale, Luigi Gedda, con nomina diretta, gli aveva dato l’incarico di delegato regionale degli studenti medi.
Alberto amava l’Azione Cattolica; la viveva intensamente; la diffondeva con entusiasmo. Aveva capito l’importanza, per un giovane, dell’appartenere ad una associazione comunitaria: vivere insieme l’esperienza di Dio e dell’apostolato era la certezza di non perdersi. Superando ogni individualismo aveva deciso di camminare in una associazione, nella quale poter esprimere la ricchezza personale in armonia con quella di tutti e sperimentare la dimensione comunionale della chiesa.
Com’era nel suo carattere Alberto non aveva mezze misure: capita l’importanza dell’Azione Cattolica, vi spese tutte le sue energie e il suo tempo libero. Anche lontano da Rimini, a causa degli studi, del lavoro o della vita militare, lavorava sempre per l’Azione Cattolica.
L’Azione Cattolica fu l’ambito principale nel quale Alberto educò la sua giovinezza alla generosità, all’impegno, alla santità. Ma non il solo: egli aprì la sua giovinezza a tutte le altre esperienze che l’associazionismo cattolico esprimeva: Fuci, Laureati cattolici, Conferenze S. Vincenzo, Società Operaia, ACLI. Diede le sue migliori energie a tutte le associazioni giovanili cattoliche di allora, superando le polemiche e le distinzioni esistenti tra esse, donando con piena generosità e letizia il suo cuore di apostolo e divenendo, anche in ciò, segno di unione e collaborazione. La partecipazione a Congressi eucaristici, come quelli di Firenze e di Faenza, a settimane di studio, come quella pro Oriente cristiano, a incontri nazionali per dirigenti GIAC, contribuiva in modo determinante ad allargare i suoi orizzonti di fede, di cultura e di apostolato. Ovunque si recherà, a Bologna, Milano, Torino, Treviso si inserirà sempre nell’Azione Cattolica e lavorerà instancabilmente partecipando a convegni, tenendo conferenze, promovendo associazioni parrocchiali, e anche gruppi in caserma. “Come giovane di Azione Cattolica è mio obbligo imperioso fare dell’apostolato continuamente e ovunque. L’esempio di S. Paolo, il suo infaticabile sforzo per convertire il mondo a Cristo, sopportando tanti dolori, deve spingere me a non temere qualche piccolo sacrificio”.
Il 2 maggio 1938 l’Azione Cattolica festeggia i 70 anni di fondazione. Alberto scrive: “Sono 70 anni da che è fondata l’Azione Cattolica o, meglio, la Gioventù di Azione Cattolica. Quanto cammino, quanti frutti, quale esercito imponente al servizio di Cristo, sotto la protezione della Vergine, agli ordini del Papa. Si, ai suoi ordini noi tutti sapremo combattere la buona battaglia, sapremo lanciarci alla conquista delle anime. Vittoriosi. Fiduciosi”. “Quanto noi giovani dobbiamo a questa Gioventù Cattolica, alle nostre associazioni, ai nostri Pontefici ! Tutto il nostro patrimonio spirituale, la nostra vera vita. E la difenderemo questa vita, perché è sacra, perché è l’unica che renda felici in Cristo”.
di Giovanni Bersani
“assiduo, impegnato, nell’atteggiamento di chi ha una viva serenità interiore, relatore preciso e documentato, con proposte concrete e atteggiamenti sempre responsabili. Nello stesso tempo era animatore tra i primi dei momenti di letizia che accompagnavano la nostra vita associativa: partecipando ai cori con la sua bella voce, suonando qualche strumento, sorridente e forte. Egli ha così dato a tanti giovani della nostra regione e di altre regioni negli incontri di formazione o di lieto svago, nei tanti convegni in cui è stato relatore o partecipe, il dono di una fede fresca e profonda, di una disponibilità piena al servizio comune”.








