7-31 ottobre 2014
Sala dell’Arengo (Rimini, P.zza Cavour)
Orario visite
10,00-12,30; 16,00-19,30 (lunedì chiuso).
Per info: mostramarvelli@gmail.com; tel.: 348.3538058.
L’Evento
L’ing. A. Marvelli, Assessore ai Lavori pubblici (1944-1946), torna in Municipio. Tra quelle mura, che aveva reso “mura di servizio” e che la mala-politica e la burocrazia faragginosa hanno reso oggi “mura di potere”.
L’ing. Marvelli riceveva tutti nel suo ufficio anche fuori orario e fino a tarda ora; andava nelle case dei riminesi per chiedere se avevano bisogno di aiuto nel compilare le pratiche che davano accesso ai finanziamenti pubblici; firmava le garanzie alle banche, affinché i piccoli imprenditori potessero far ripartire la loro attività rasa al suolo dalla guerra… solo per citare alcune testimonianze.
Il Titolo
“Vivere salendo”. È una frase tratta dal suo Diario, in cui scrive: «Da una conferenza ho appreso questa massima: O vivere salendo o morire. La nostra vita deve essere una continua lotta per vincere le tentazioni, una continua ascesa spirituale, un continuo miglioramento e perfezionamento della nostra vita morale. Perciò questo processo di miglioramento non deve conoscere sosta, né rallentamenti, ma deve essere proseguito con un crescendo sempre maggiore, man mano che riusciamo a dominare e a vincere noi stessi. – E conclude: Domani compio 18 anni: mi sforzerò di imitare Pier Giorgio Frassati», (marzo 1936).
Un Alberto, dunque, che si mette “in cordata”, dietro un “maestro”, un giovane testimone della fede come Piergiorgio Frassati, poiché sente vicino e simile a sé. Allo stesso modo, anche noi, oggi, possiamo sentire vicino e come “uno di noi noi” il giovane riminese Alberto Marvelli.
La sua storia
La mostra ci riporta a 11 anni fa, quando dalla Congregazione per le Cause dei santi giunse la notizia che una lombo-sciatalgia con ernia discale era stata guarita in maniera rapida, completa e duratura per intercessione di A. Marvelli (era il 7 luglio 2003).
La via era aperta: Alberto sarebbe stato beatificato a breve. Un giovane politico riminese sarebbe salito agli onori degli altari, e posto sotto i riflettori del mondo (le beatificazioni – ricordo – erano ancora prerogativa del Papa).
La Chiesa e la città di Rimini ebbero così un “sussulto”, una “scossa”. Rimini non poteva non raccontare ai suoi concittadini, all’Italia e al mondo che era l’ing. A. Marvelli. Per questo, tra le numerose iniziative, fu realizzata una mostra in una delle vetrine riminesi più chic: il 25° “Meeting per l’Amicizia fra i popoli” (che nel 2004 contò circa 700.000 presenze e che, tra l’altro, portava proprio il titolo: “Il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati, ma nel tendere continuamente alla meta”).
Così in quell’agosto, a pochi giorni dalla beatificazione (5 settembre 2004), la storia di Alberto Marvelli iniziava a diventare patrimonio nazionale e internazionale.
I Curatori
Mons. Fausto Lanfranchi, vice-postulatore della Causa di beatificazione, e Bruno Biotti.
I Contenuti
La Mostra si articola in 5 sezioni: le radici familiari, l’infanzia e l’adolescenza, l’appartenenza ecclesiale, l’impegno nel mondo e la tragedia della guerra, l’impegno politico.
46 pannelli ripercorrono la vita e, in parallelo, attraverso le pagine del Diario e delle Lettere, è documentata l’approfondirsi della sua esperienza umana e cristiana di studente, educatore, militare, libero professionista, insegnante, assessore e candidato sindaco della città, nonché di uomo innamorato della sport e di una ragazza.
Inoltre, 4 teche espongono i documenti comunali a firma dell’Assessore Ing. Alberto Marvelli e le sue nomine alle diverse Commissioni che facevano capo all’Assessorato per la ricostruzione della città.
Le Immagini
Oltre al volto del giovane Marvelli (dall’infanzia alla morte) e a quello dei suoi familiari ed amici, si può ammirare il volto della Rimini degli anni ’30, sfigurata poi dalla guerra e teatro della sua operosa carità.
Perché visitare la Mostra?
Perché una persona dovrebbe vedere questa Mostra? Proprio perché «o viviamo salendo, o moriamo». L’ing. Marvelli è come un “capo-cordata”, che può aiutarci a salire. È “uno di noi” che ci ha fatto vedere che “siamo fatti per il Cielo” e ce ne ha fatto sentire la nostalgia.






